Uomini ossessionati dalla possibilità e dal desiderio di non morire o di ritornare in vita dopo la morte hanno dato spunto a romanzi, film e credenze in tutte le epoche.
Vampiri e zombi sono i "mostri" più conosciuti nelle storie horror, strautilizzati in tutte le forme.
Interessante il film di Pupi Avati del 1983, "Zedar", che mantiene un alone di mistero per tutta la sua durata. La sceneggiatura e le ambientazioni sono simili a "La casa dalle finestre che ridono": arte, mistero, il protagonista ossessionato dalla risoluzione di un enigma. Enigma che non si risolve del tutto, lasciando lo spettatore con ancora troppe domande e un senso di incompiutezza. Il mostro di turno dovrebbe essere un vampiro, ma la cosa non è esplicita. Così come non si comprendono gli altri personaggi che girano attorno alla storia. L'associazione che studia i terreni K., particolari luoghi dove la sepoltura riporterebbe in vita i cadaveri.
domenica 20 gennaio 2013
martedì 25 dicembre 2012
Buone feste!
Passate un bel Natale in compagnia delle persone che amate e che vi sono sempre vicine.
E cogliete l'occasione per (ri)guardare qualche buon classico, vivendo un Natale rosso sangue.
domenica 21 ottobre 2012
A volte ritornano...
A volte ritornano... e spesso esagerano!
Presa dall'ispirazione dopo aver guardato il film del 1991 diretto da Tom McLoughlin, cercavo su youtube un trailer decente o uno spezzone significativo da poter pubblicare nel blog; ma inserendo il titolo "A volte ritornano" mi è uscita una lunga lista di robaccia di ogni genere. Sapevo che questa citazione era molto usata, ma non credevo così abusata.
Facciamo un po' di chiarezza quindi...
venerdì 13 gennaio 2012
Buon Venerdì 13
Assente da un po' di tempo ma con il costante pensiero al mio horror blog, ho pensato di scrivere due righe per augurarvi un buon Venerdì 13!
Non è tradizione italiana ritenere questo giorno sfortunato, noi preferiamo il 17, che segna "la disgrazia" anche nella tombola napoletana; tuttavia anche solo per omaggiare Jason Voorhees, uno degli immortali personaggi da saga horror, mi sembrava giusto dedicare un posticino nel mio blog a questo giorno speciale.
Come la maggior parte delle leggende e delle tradizioni c'è un'origine religiosa e storica. La crocifissione di Gesù avvenne di venerdì e al tavolo dell'ultima cena erano in 13. Presagio di morte! Nella Cabala è un numero associato alla morte. E ci sono diverse altre interpretazioni che ruotano attorno ai numeri sacri 1 e 3, che ricordano la Trinità, e come ogni simbolismo che si rispetti se rovesciato rappresenta il suo opposto.
Leggende storiche vogliono invece che al venerdì 13 del 1307 corrisponda lo sterminio dei cavalieri Templari da parte di Filippo il Bello che voleva impadronirsi dei loro tesori. Da notare che anche in questo caso i Templari sono ricollegati alla religione e ai suoi misteri.
Negli anni ovviamente i superstiziosi hanno trovato il modo di accreditare le loro teorie, sottolineando, in modo spesso un po' forzato, che molti episodi tragici della storia sono avvenuti il giorno 13 o di venerdì.
Fu un venerdì per esempio che si ebbe notizia del crollo della borsa di Wall Street nel 1929 (anche se il crollo c'era stato il giorno prima, il giovedì nero), e l'Apollo 13 fu lanciato alle 13:13.
Così, Sean S. Cunningham, nel 1980 ben pensò di realizzare un film intitolato Venerdì 13, protagonista non attivo nel primo lungometraggio il poi famoso Jason, la cui tragica vicenda è ispirazione per una saga immortale. A differenza dei successivi, il primo film non vede la figura di Jason in modo attivo, anzi, lui è solo un fantasma nei ricordi della madre, ancora disperata per la perdita del ragazzino. I sequel vedranno invece la figura indistruttibile di questo mostro con la maschera da Hockey e armato di macete fare a pezzi generazioni di adolescenti, fino ad essere spedito nello spazio e addirittura a confrontarsi con un altro master piece del cinema horror, Freddy Krueger.
| Freddy VS Jason |
A questo punto non mi resta che augurarvi buon Venerdì 13, attenti alla sfiga e agli assassini armati di macete!
mercoledì 30 novembre 2011
Quasi quasi mi apro un Hard Blog
VM 18
In linea con la cultura del Cannibal Movie sto guardando alcuni dei primi prodotti cinematografici del genere; prodotti che inaugurano un filone misto del cinema, dove horror, thriller, erotico, porno ed esotico si miscelano in un bel niente.
Padre di questo miscuglio può dirsi il regista Joe D'Amato. Il prolifico regista ci interessa per il suo periodo erotico-avventusoro-horrorifico, quando nel 1976 prende in mano la serie "Emanuelle nera" facendola diventare un successo del cinema hard.
Ispirata ad una serie francese a sua volta tratta da un romanzo erotico del 1967, l'Emanuelle nera (con una sola M a differenza di quella d'oltralpe) non ha solo avventure legate al sesso, ma nei suoi 5 episodi diretti da D'Amato (dal secondo al sesto su un totale di 8) si trova a sventare giri di prostituzione e tratte di schiave, a denunciare la violenza sulle donne e a salvare un'amica dai cannibali.
"Emanuelle e gli ultimi cannibali" (1977) è il quarto titolo diretto da Joe, e inserisce la vena horror con questa tribù di ultimi cannibali in Amazzonia, che torturano, sventrano, mangiano e sacrificano sia uomini che donne.
| Emanuelle e gli ultimi cannibali (1977) |
Molto interessante è anche "Emanuelle in America" (1976) per i contenuti piuttosto forti sia sul campo del porno sia sul campo dell'horror. Nel secondo caso (che è quello che interessa a noi maniaci dell'horror e non sessuali) le scene snuff di alcune donne torturate, stuprate ed uccise sono valse al regista una bel sequestro della pellicola e censura dal Tribunale di Avellino. Il punto è che Joe voleva non solo rendere la pellicola quanto di più vicino ad uno snuff movie, ma farla passare per tale, facendo credere al pubblico che quelle scene fossero reali e riprese dal vivo.
| Emanuelle in America (1976), scena snuff |
Discutibili o meno i temi, e piacevole o meno la contaminazione dei generi, queste pellicole nonostante la forte critica negativa hanno riscosso successo nel pubblico e con il tempo sono diventate icone classiche.
venerdì 25 novembre 2011
Hatchet VS Drag me to Hell: e io vengo punita con Franklyn!
Ho dovuto aspettare qualche giorno prima di poter scrivere questo post, mi ci è voluto un po' per riprendermi da un brutto scherzo che mi ha tirato una "cara" amica. La vendetta è un piatto che va servito freddo, ma far passare mesi per punirmi per un mio (personalissimo) giudizio cinematografico mi sembra eccessivo.
| "Drag me to Hell" |
Solo perchè ho provato a dire che "Drag me to Hell" è stato peggio di "Hatchet" (di cui, Ommiodio hanno osato anche fare il sequel) ho suscitato l'ira funesta di questa "cara" ragazza. Fidandomi ciecamente del suo giudizio horrorifico in materia di film ho subito scaricato su suo generoso consiglio "Franklyn".
Ignara di cosa fosse, ma fiduciosa come una bimbetta, ho subito provveduto a procurarmi il suddetto lungometraggio e a guardarlo (cioè, questione di 24 ore).
Un attimo di pausa per prendere un profondo respiro e dirvi che non ho nulla contro il Fanta-Thriller (e questo di Fanta non ha proprio niente), e che magari a tanta altra gente quel film è piaciuto e piacerà; ho letto (troppo tardi) diverse recensioni, alcune anche molto positive, ma vi prego non venitemi a dire che è un thriller, perchè ho sbadigliato di più durante la visione del film che il 1 gennario dopo l'intera notte sveglia. E' uno dei film più noiosi, inutili, banali e patetici che abbia mai visto.
Si presenta con un biglietto da visita niente male, che ricorda un po' "V per Vendetta" o addirittura "Blade Runner" per le atmosfere cupe e futuristiche della città di mezzo o per il modo di raccontare del personaggio principale, ma la curiosità iniziale lascia presto il posto alla confusione e alla noia, e la noia lascia definitivamente il posto ad un finale sdolcinato, inconcludente, stupido e banale. L'abbiamo già visto e rivisto questo "colpo di scena", tanto che ormai è tutto tranne che originale!
Ora, a questa "cara" amica (a cui dedico questo post con affetto immenso) che mi ha giocato questo brutto tiro, non devo come minimo regalare i biglietti dell'anteprima di Hatchet 3? Eh sì amici miei, perchè si parla di un 3, a quanto pare i primi due hanno venduto parecchio, forse per il loro lato comico... Speriamo quindi di farci qualche altra risata!
| Hatchet (tutto per te) |
martedì 22 novembre 2011
Il blog dalle finestre che ridono
Arte e religione sono un connubio macabro destinato ad avere un successo enorme nei secoli. Cosa credete, che prima della nascita del cinema o della letteratura horror questo genere non esistesse?
Dimenticate forse i riti magici con sacrifici di sangue delle tribù tribali? O la lunga sfilza di racconti popolari tramandati di generazione in generazione per terrorizzare i bambini e suscitare muto rispetto negli adulti? Ma sicuramente le nozze perfette sono state quelle tra l'arte e la religione cristiana.
| Caravaggio, La decollazione del Battista |
A partire dalle enormi cattedrali in pietra con scene di mostri infernali scolpite nei capitelli, per passare ad affreschi con intere storie di martiri, crocefissi, scene del Vecchio e Nuovo Testamento che i pittori facevano a gara a rendere quanto più verosimili e impressionanti possibile. L'arte si è alimentata del macabro che le veniva dalla religione, dalle guerre, dai fatti quotidiani.
E' probabilmente su questa linea che si è mosso Pupi Avati nel 1976 quando ha realizzato un thriller/horror che poi è diventato un cult del genere: "La casa dalle finestre che ridono".
Dopo lo spaccato sull'Italia del sud con gli omicidi di Accendura, mi sembrava equo citare la follia e l'omertà di un paese in provincia di Ferrara, dove si ambienta la storia ricca di suspance ma ai limiti del possibile di Avati. La maestria del regista ha fatto sì che questa vicenda, per quanto inverosimile rispetto all'altra citata, tenesse lo spettatore incollato allo schermo fino alla fine, dove si snoda un epilogo degno della storia ingarbugliata e complessa con un colpo di scena che scuote anche il più critico appassionato di horror. Senza contare che il finale, se tale si può chiamare, è lasciato allo spettatore stesso, dando quel tocco di originalità in più.
La storia ha come centro di tutto l'arte. Viene scoperto un affresco in una chiesa, di un pittore locale morto, il pittore delle agonie, così chiamato perchè aveva l'abitudine di ritrarre soggetti in punto di morte.
A restaurare il dipinto c'è un uomo esterno alla comunità di paese, chiamato su raccomandazione di un amico con vistosi problemi di esaurimento nervoso e paranoia. Il restauratore si troverà a dover sbrogliare una fitta rete di misteri, senza trovare appoggio negli abitanti del luogo, che omertosi gli rifiutano persino aiuto mentre questi è in fin di vita. Il pittore della agonie, con l'aiuto delle due sorelle, ritrae dal vivo prima cadaveri, poi malati terminali ed infine gli omicidi stessi delle due donne, che per amore del fratellino e dell'arte stessa vogliono rendergli i modelli sempre più realistici.
Il giorno stesso in cui ho visto questo film una mia collega mi ha postato su Facebook un articolo su un'"artista" che uccide gli animali in nome dell'arte, chiedendomi cosa ne pensassi.
Bèh, cosa posso dire? La storia si ripete e ciò che guardiamo nei film spesso e volentieri è meno peggio di ciò che ci circonda nella realtà.
Ps. Perdonatemi la vena da critica moralista
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