sabato 22 marzo 2014

Broken, nessuno vi salverà.

Questo film indipendente prodotto a basso costo nel 2006 e diretto da Adam Mason e Simon Boyes merita una finestra nel blog, nonostante non spicchi di originalità e assuma spesso una forma narrativa poco chiara.
L'inizio promette abbastanza bene, la scena splatter di forte impatto (forse anche troppo) di una donna legata per la gola ad un albero nel bel mezzo di una fitta foresta, che si apre una fresca cicatrice nell'addome per estrarne un taglierino con il quale dovrà liberarsi, ricorda immediatamente le situazioni al limite del possibile di Saw
Accettando che il film possa essere un ennesimo rifacimento all'Enigmista, si resta poi sorpresi nel
seguirne lo svolgimento, che si distacca completamente dal gioco mortale per aver salva la vita. 
Naturalmente la vittima della prima scena non sopravvive. Arriva dunque la protagonista del film, finalmente non la solita giovanissima e tettona, ma una madre, una donna normalissima che si può incontrare tutti i giorni al supermercato. 
Dopo essere stata un giorno rinchiusa in una cassa di legno e superata brillantemente, e senza auto sbudellarsi, la prova dell'albero e del taglierino, arriva un uomo vestito da cacciatore che chiede se vuole continuare. Naturalmente per salvare la figlia, per sapere se la piccola sia viva o meno, lei accetta. 
Il cacciatore le cura la ferita con metodi naturali e al suo risveglio la donna si ritrova sempre nel fitto della foresta incatenata per un piede. Ci aspettiamo dunque altre prove di sopravvivenza, e invece il terrore si reale. Lei è semplicemente prigioniera, senza via di fuga, schiava di un folle nel bel mezzo del nulla. 
trasforma in qualcosa di più
La cronaca è purtroppo ricca di fatti che raccontano anni di segregazione, schiavitù e maltrattamenti da parte di sconosciuti, di padri, di parenti. La parte migliore del film è proprio questa centrale. I vani tentativi della donna di scappare, i maltrattamenti, l'angoscia di sapere di essere prigionieri e non avere notizie della propria figlia. La svolta si ha quando il cacciatore porta nel suo piccolo accampamento una nuova preda, una donna più giovane dell'altra che con un po' di fortuna riesce a tramortire il loro carceriere, a rubargli la chiave delle catene e a scappare. 
Ed è qui che si rovina tutto. 
L'uomo la insegue, le spara e torna indietro. La prima vittima intanto era riuscita anche lei a liberarsi delle catene grazie alla chiave. Indebolita, con una gamba rotta e senza armi se non un bastone di ferro trovato nell'accampamento, è decisamente destinata a perdere lo scontro. E invece il cacciatore torna, farfuglia qualcosa e si arrende, lasciandosi spaccare la testa a bastonate. Il film poteva tranquillamente concludersi così, lasciando certo lo spettatore deluso perchè non sono chiare le motivazioni che hanno spinto l'uomo alla segregazione e meno che mai alla resa, ma ormai siamo abituati a trame inconcludenti e personaggi che dispersi nel deserto, nel bosco o chi sa dove non si sa come e se si salveranno. 
Tuttavia il film continua. La donna mezza zoppa cammina nel bosco fino a raggiungere una casupola diroccata e tutta sbarrata. Guarda dentro e sorpresa, ci trova la figlia in pessime condizioni, ma ancora viva. Va per sfondare la porta sbarrata, che aziona uno strano meccanismo. Ci si aspetta che qualcosa la uccida, e invece resta solo accecata. 
Fine! 
Non si capisce perchè tutto ciò avvenga, nè il perchè dell'accecamento, nè come la bimba sia sopravvissuta, nè come faranno ora a tornare a casa. 

domenica 2 marzo 2014

Breathing Room, un gioco (truccato) con un solo vincitore

Dopo il successo eccezionale di "Saw" diversi film tentano di rifarsi al tema "gioco mortale". 

Ingredienti essenziali sono un gruppo di persone rinchiuse senza motivo e senza ricordi in un qualche luogo, diversità di caratteri, livello sociale e professioni ben miscelati tra di loro, un burattinaio che tiene i fili del gioco e la deprivazione sensoriale che riduce i "giocatori" in condizioni estreme. 

Breathing Room, film del 2008 di Gabriel Cowan, segue queste linee guida tentando di dare un tocco
personale distaccandosi nello svelare il finale dal concetto di gioco. 
Tutto inizia con l'arrivo in un'enorme stanza del quattordicesimo giocatore, una ragazza. Altre persone sono già lì da un tempo indefinito ed indossano divise di due colori diversi. Questo inizio fa pensare ad una sorta di futuro duello tra la squadra blu e quella arancione, quindi collaborazione tra i membri dello stesso gruppo e scelte difficili. 
Tutto attorno nella stanza sono scritte delle regole, chi non le rispetta o chi prova ad uscire dalla porta viene fulminato a distanza tramite un collare che tutti i giocatori hanno bloccato attorno al collo. Tre persone sono già morte perchè non hanno rispettato le regole, le altre sono giustamente terrorizzate. 
Ogni membro riceve con la divisa un piccolo indizio e un qualche tipo di oggetto (mezza chiave, un proiettile, un martello...), ma una delle regole è non parlare con gli altri di cosa si ha ricevuto. 

Caduta l'idea delle due squadre diventa un tutti contro tutti. 
Film del genere ne abbiamo visti, gente che deve ammazzarsi a vicenda per sopravvivere o per vincere una grossa borsa di denaro; ma non è nemmeno questo. 
Periodicamente si spengono le luci e qualcuno muore. Non si capisce se è uno di loro l'assassino, o se è qualcuno che viene dall'esterno, fino a che uno degli indizi che trovano ogni volta dopo la morte di un giocatore rivela che nel gruppo ci sono un assassino, un pedofilo ed uno stupratore. Di tanto in tanto in uno schermo compare il mezzo busto di un uomo, che dà loro altre informazioni, per esempio chi è il pedofilo (udite udite una donna). 

Gli indizi, gli oggetti, sembrano servire a qualcosa, ma in realtà non portano da nessuna parte. Anche l'unica chiave che apre uno dei collari si rileva inutile, il giocatore viene liberato e quindi ha il permesso di infrangere le regole, attraversa la porta ma si trova di fronte ad un muro. Stile MacGyver riescono anche a far esplodere il muro, il giocatore libero capisce cosa sta succedendo, ma viene immediatamente dopo ucciso dal misterioso killer tra di loro. Una volta rimasti in tre e spentasi la luce per l'ennesima volta, due di loro si uccidono a vicenda e resta in vita la giocatrice numero 14, l'ultima arrivata, che tranquillamente si alza ricoperta di sangue, si toglie il collare e sorride entrando in una stanza piena di computer e video monitor. 
La soluzione? Ci sono persone talmente ricche e pazze al mondo che hanno tempo, risorse e denaro per mettersi a studiare il comportamento di persone ridotte a lottare per la propria vita
Perchè non seguire dunque questo filone? In "Hostel" ha funzionato benissimo l'idea di persone ricche che compravano e torturavano uomini. Oppure in "The Cube" il mistero irrisolto ma totalmente neutrale e pieno di suspance. Il miscuglio tra gioco e ricerca "scientifica", tra possibilità di salvarsi e percorso obbligato non ha funzionato. Lo spettatore resta confuso, pieno di domande e per niente incollato allo schermo, per poi trovarsi deluso nel finale. 
I protagonisti del gioco non hanno mai avuto veramente scelta, se non quella di rispettare le regole per non morire prima del tempo. L'unico modo per venirne fuori sarebbe stato quello di uccidere, per sbaglio, la ragazza. Tuttavia cosa sarebbe accaduto dopo? Li avrebbero lasciati liberi? Naturalmente no, perchè questo è un gioco truccato, dove il vincitore è già designato. Ed è questa una delle grosse differenze tra il capolavoro di "Saw" e tutte le sue altre brutte copie. 

giovedì 27 febbraio 2014

Dalla realtà al cinema: Bundy - A lagacy of evil

I migliori film horror sono quelli ispirati alla realtà, a fatti realmente accaduti, a personaggi esistiti, a famosi serial killer.
Purtroppo non sempre l'esposizione cinematografica rende giustizia, raccontando i fatti o personaggi in modo sia da spaventare lo spettatore, sia da dargli preziose e realistiche informazioni.
Bundy - A lagacy of evil, film del 2008, vuole ripercorrere la vita di uno dei più noti e prolifici serial killer americani degli anni '70, Theodore Robert Bundy. Accusato di circa 30-36 omicidi, anche se lui se ne attribuì "solo" 26, fu condannato alla sedia elettrica dopo essere scampato al carcere ben due volte e giustiziato il 24 gennaio 1989. 
Il serial killer di giovani donne, per lo più studentesse, ha ispirato diversi film ed è citato spesso, seriamente o per gioco, in telefilm, cartoni animati, programmi televisivi, canzoni e testi letterari. 
A differenza di molti altri psicopatici, più o meno noti, l'infanzia di Ted non sembra essere così traumatica da scatenare in lui una furia omicida così violenta, come quella che lo porterà al massacro brutale di più di 30 donne. Purtroppo il film, nonostante si riproponga di ripercorrere la vita di Ted dall'infanzia alla sedia elettrica, lascia molte lacune, saltando fasi importanti della sua formazione e della sua personalità, soffermandosi per lo più su particolari poco interessanti sia a livello cinematografico che psicologico. 
Frammentario, inizialmente molto confuso e poco coerente. La pellicola non rende giustizia ad una figura tanto famosa e misteriosa come Bundy, nè scatena nello spettatore suspance, angoscia, terrore. 
Il punto cruciale che sembra scatenare in lui l'inizio degli omicidi è la separazione dalla fidanzata, un evento traumatico che di per sè sembra essere troppo poco significativo. Infatti l'ipotesi che egli uccidesse donne che gli ricordavano l'ex fidanzata non è unanimamente accettata da studiosi e psicologi. Questa separazione non viene chiarita nemmeno nel film, è leggermente romanzata, come giusto che sia per una pellicola rivolta ad un pubblico vasto, tuttavia risulta anche in questo poco chiara e frammentaria. 

Di Ted Bundy si sa che era un "bravo ragazzo", dall'aspetto innocente e molto furbo. Con diversi stratagemmi ha convinto donne giovani e meno giovani a seguirlo o a salire in auto, per poi stuprarle, picchiarle brutalmente ed ucciderle. Chi lo conosceva ha stentato a credere che proprio lui fosse un omicida, eppure chi ne aveva un rapporto più stretto alla fine lo ha condannato, confermando gli identikit di persone scampate alle aggressioni e additandolo infine come psicopatico

martedì 17 dicembre 2013

Scream, un film che si racconta nel film

"Qual'è il tuo film horror preferito?"
Con questa celebre frase vengono tormentati e poi massacrati gli adolescenti (e qualche adulto) delle serie di Scream
Tra citazioni di altri horror famosi (carinissimi e di forte impatto i 15 secondi in cui si vede la figura del bidello nella scuola vestito come Freddy Kruger) e un po' di satira sul tema, il primo film del 1996 dà i suoi frutti e il suo successo, sia nella trama che nella realizzazione. I sequel, tutti comunque girati da Wes Craven, lasciano invece un po' a desiderare, scadendo sempre di più nella comicità ed allontanandosi dal successo del primo.
Ma che cos'è Scream se guardato nel complesso? E' il racconto di un film horror, un po' critico, un po' satirico, poco credibile e per niente pauroso (ad eccezione del primo). I protagonisti vivono la loro vita secondo le regole di un film, e lo sanno. Analizzano i sospettati e attendono la classica ripresa finale del killer non realmente morto, sono sospettosi di tutti perchè il vero assassino può essere il tuo migliore amico o il tuo fidanzato, girano film nel film. Insomma, sembrano consapevoli di essere soggetti a regole cinematografiche, ma non ne fanno un buon uso. 
Scream è in assoluto il serial killer più facile da sottomettere ed ammazzare

lunedì 16 dicembre 2013

Shallow Ground - Misteri sepolti

Di misteri sepolti ce ne sono abbastanza in questo film, e tutti troveranno la luce solo nella conclusione, tenendo lo spettatore tanto incuriosito quanto confuso dall'inizio alla fine. 
Scheldon Wilson produce questa pellicola nel 2004 con un budget relativamente basso, anche se non si direbbe considerati alcuni effetti speciali particolarmente succulenti. Inondare un film di sangue è facile e scontato, si entra nello splatter di bassa categoria e si punta tutto sul disgusto dell'eccesso. Tuttavia saltati i primi minuti, in cui il sanguinamento la fa da padrone, si entra nell'atmosfera ovattata della suspance, del mistero e dell'attesa. Tutta la storia gira attorno ad un ragazzino sconosciuto, muto e ricoperto di sangue, che si presenta ad una stazione di polizia (in chiusura) di una piccolissima comunità tra i boschi dove pare che tutti stiamo partendo. 
Un anno prima la comunità era stata sconvolta dalla scomparsa e presunta morte della figlia di un grosso costruttore, che lo sceriffo del luogo non solo non era stato capace di salvare dopo averla trovata appesa ad un albero, tagliuzzata e dolorante, ma dopo averla lasciata per un momento da sola e persa per sempre non era mai riuscito a trovare nè il suo cadavere nè il suo assassino. 
La scomparsa dopo tortura della giovane donna però non è il solo caso irrisolto. 

domenica 1 dicembre 2013

The ring, quando parodia e film si fanno concorrenza

Un appassionato di horror ha quasi sicuramente visto anche le varie parodie dei film, dai celebri Scary Movie ai semplici video su You Tube che aggiungono semplicemente qualche effetto sonoro a spezzoni classici. 
Di norma la parodia la si guarda conoscendo già l'originale a cui si ispira; ma cosa succede se avviene il contrario?
Inizia The Ring: luci spente, tv gigante a schermo piatto, silenzio attorno... 
Le due adolescenti in camera da letto parlano di una videocassetta. "Quale videocassetta?" 

 Resisto 4 minuti, impressionata ogni volta e sempre di più dalla notevole verosimiglianza che danno le parodie, poi è la fine! Inizio a ridere. 
Non ce la faccio a non pensare, scena dopo scena, al notissimo Scary Movie 3. I personaggi, le atmosfere, persino i dialoghi sono troppo identici. 
D'accordo, è pur sempre un horror, inizierà a far paura prima o poi. Certo non mi aspetto che le due ragazze sedute sul letto inizino a prendersi a cuscinate, eppure continuo a non spaventarmi, a non trattenere il fiato aspettando il verificarsi di quel momento che ti fa sussultare. 
Sarà dovuto al fatto che ho visto prima la parodia e poi l'originale, o sarà dovuto semplicemente al fatto che the ring non fa paura e ben si presta alla comicità? 
Vi lascio semplicemente con questo interrogativo a (ri)guardarvi qualche spezzone classico. 

giovedì 7 novembre 2013

Le streghe di Salem, dal 1692 gli stessi "pregiudizi"

Guardare nel 2012 un film che parla di streghe, rifacendosi liberamente ad avvenimenti del passato, accende automaticamente nello spettatore fan degli horror delle aspettative. I temi classici, vampiri, streghe, mummie, lupi mannari, sono purtroppo da prendere con le pinze in quanto visti e rivisti in ogni salsa. Proprio per questo ci si aspetta da una pellicola contemporanea scritta e diretta da Rob Zombie qualcosa di originale e fuori dai soliti schemi. 
"Le streghe di Salem" è decisamente un film che esce fuori dagli schemi, originale per il modo in cui viene raccontato e girato, visionario e caotico. Questo tuttavia non significa necessariamente che fa presa sullo spettatore. 
(Bèh, su di me non ha fatto alcuna presa)
Ispirandosi ai reali processi del 1692 nel piccolo villaggio di Salem, e poi diffusisi nei paesi limitrofi, che vide 144 processi e  19 condanne a morte, il film trova un filo conduttore nei discendenti di quelle donne accusate di stregoneria, processate e torturate, e nei discendenti dei loro accusatori e torturatori. 

venerdì 18 ottobre 2013

La casa (2013) - Evil Dead

Il remake del 2013 "La Casa" sembra non deludere affatto le aspettative dei fan e dei curiosi. La critica ne aveva parlato come di un film terrificante e spaventoso e non aveva tutti i torti. 
Il film inizia con una piccola introduzione già di per sè molto promettente; una ragazza catturata in un bosco viene accusata dal padre e da un gruppo di strambi anziani di essere posseduta e di aver commesso degli omicidi. Intenti a pensare che la povera donna sia solo l'ennesima malcapitata del pregiudizio di un gruppo di bifolchi e religiosi, si resta piacevolmente sorpresi nello scoprire che invece merita la morte bruciata viva. 
Un misterioso ed insanguinato libro, che nell'originale film del 1981 di Sam Raimi è definito come il Necronomicon, il libro dei morti, viene consultato per il rituale e poi chiuso per sempre. 
Ed ecco che inizia l'omaggio a "La casa" con l'arrivo dei cinque protagonisti in questa sperduta baita nel bosco. Il remake è fedele all'originale, migliorando gli effetti speciali, la fotografia, i dialoghi e dando quel pizzico di sale in più alla trama, senza però mai discostarsi dalla prima pellicola. 
Segue in modo ordinato e consequenziale gli eventi già narrati nel 1981, l'arrivo, il ritrovamento del libro, la liberazione del demone che si impossessa man mano dei residenti, la morte di alcuni di loro, il tentativo di ritornare a casa, la cantina dove viene rinchiusa Mia e via dicendo quasi fino alla fine. 
Intelligente la trovata di rendere la protagonista una tossica in crisi di astinenza che vuole smettere con la droga.
Belli i rapporti tra i cinque, legati l'un l'altro da amore, amicizia, parentela, ognuno con una piccola storia alle spalle che però non inquina più di tanto la trama principale. 
Il film mi ha colpita positivamente proprio per il suo mantenersi fedele all'originale però migliorandolo. 
Peccato per il finale!

giovedì 17 ottobre 2013

Pet Sematary - Cimitero vivente


La follia dell'uomo che ama supera tutti i confini, anche quello della morte. 

"Cimitero vivente", titolo originale "Pet Sematary", è un film del 1989 diretto da Mary Lambert e tratto da un romanzo di Stephen King
Sarò anche una fan di questo scrittore, ma trovo che i film tratti dai suoi racconti abbiano sempre una marcia in più. Le trame sono avvincenti e spaventose, anche quando possono sembrare scontate e semplici. 
In questo caso si rivisita un tema classico, quello degli zombi; tanto è vero che all'inizio la pellicola doveva essere affidata al padre degli zombi movie George Romero
Quasi tutto il film si posa su classici che a prima vista potremmo definire scontati.
La tipica famigliola felice, madre padre e due bambini, si trasferisce in periferia per il nuovo incarico affidato al dottor Louis Creed (il padre). La casa, tipicamente troppo grande per un nucleo famigliare di soli quattro membri, è semi isolata e affaccia su una strada molto trafficata da pericolosi mezzi pesanti. Unico amico e vicino di casa un anziano signore benevolente che mette in guardia i nuovi arrivati sui pericoli della strada, che a quanto pare ha fatto piangere numerosi bambini uccidendo i loro amati animali domestici. A causa di questo alto numero di animali investiti era stato creato un piccolo cimitero appositamente per gli amici a quattro zampe. 

Ma il vecchietto non è solo un buon amico, svela a Louis un segreto quando il gatto della figlia fa la stessa fine degli altri animali. Al di là del Pet Sematary c'è un percorso impervio che porta ad un antico cimitero indiano (altro elemento classico, quasi banale). Questo terreno sacro ha il potere di riportare in vita i morti. 
Louis non si fa troppe domande, accetta il ritorno alla vita del gatto senza remore per amore della figlia che vi era tanto affezionata e che del suo decesso non ha saputo nulla. 
Il problema è che il gatto zombi non è lo stesso di prima. Puzza, è aggressivo e sembra avere una sua volontà malefica. 
E fin qui nulla di nuovo sotto al sole... di animali feroci e assassini ne abbiamo visti di tutte le specie. Il dramma inizia quando sotto ad un camion ci finisce Gage, il figlioletto di circa due anni di Louis. 

domenica 13 ottobre 2013

Le 5 chiavi del terrore e il suo "remake"

Qualche volta i remake di vecchi film riescono davvero bene, qualche volta sono addirittura necessari se la pellicola è molto rovinata e da restaurare, qualche volta ci colpiscono positivamente aggiungendo alla storia un pizzico di sale senza guastarne però il gusto. Purtroppo però ci sono volte i cui i remake sono totalmente inutili, poveri, recitati male, deludenti e non aggiungono assolutamente nulla al vecchio film, anzi lo peggiorano. Credo sia il caso de "I tre volti del terrore", film italiano del 2004 di Sergio Stivaletti. Pur non volendo essere letteralmente un remake della storia "Le cinque chiavi del terrore" ci si ispira palesemente. Ambientate entrambe in un treno raccontano l'incontro di 3 / 5 viaggiatori con un misterioso uomo anziano che si dice capace di predire loro il futuro e di leggere nelle loro vite.
Incuriositi o scettici i passeggeri si lasciano convincere a dare uno sguardo alle loro storie intrecciando così nella trama principale piccoli racconti di "terrore" che sarebbero accaduti ad ognuno di loro. 

mercoledì 7 agosto 2013

domenica 28 luglio 2013

La madre, lo spirito folle e furioso con istinto materno.

Avevo letto buone recensioni e critiche positive di questo film recente (2013), me l'avevano addirittura consigliato. Purtroppo la storia, così come gli effetti speciali e addirittura il finale, hanno deluso le mie
aspettative.
Poco originale, per niente spaventoso e addirittura noioso in alcune parti. Il film si svolge molto lentamente, non cattura lo spettatore e non lo coinvolge, non crea il dubbio dell'esistenza del fantasma, nè la dovuta suspance. Fin dall'inizio capiamo tutto, lo spirito di una donna suicida scappata da un istituto per cure mentali, dopo aver cercato per anni il cadavere del figlio che ella stessa aveva trascinato con sè giù da un dirupo, trova due bambine in pericolo e le salva dalla follia omicida del padre, prendendosi poi cura di loro negli anni a venire. Le piccole vengono ritrovate dallo zio dopo cinque anni, in uno stato selvaggio sia fisico che emotivo, e da questo adottate. Uno psicologo segue il caso. 
E fin qui il film poteva essere originale, interessante e con uno spunto psicologico di riflessione. Ma invece di puntare su questa linea si preferisce dare spazio a "La Madre", il fantasma che sia lo spettatore, sia i protagonisti, capiscono essere reale. 
Protettiva e gelosa nei confronti delle ragazzine, "Madre" le segue, gioca con loro e tenta di eliminare i potenziali nuovi genitori. L'aspetto del pericolo per i parenti e per le bambine stesse viene poco messo in
risalto, limitando le azioni del fantasma a qualche apparizione nel muro o sotto forma di grosse falene nere. Anche gli stessi omicidi che compie sono privi di suspance e vero horror.
Il finale, che poteva sistemare la disastrosa pellicola, si rivela inaspettato e assurdo.
 (Chi non ha visto il film non leggesse di seguito)

lunedì 20 maggio 2013

Zombi Honeymoon; e se lo zombi fosse tuo marito?

C'è una regola fondamentale in tutti i film horror o thriller: scappare!
Anche se la fuga non è sempre la scelta migliore, è sicuramente la prima cosa istintiva che si fa. 
Ma cosa accade se il "mostro" è qualcuno che conosci? O meglio, qualcuno che ami... 
Diversamente da tutti i disgustosi splatter sugli zombi cannibali, "Zombi honeymoon" dà un taglio decisamente originale alla storia presentata. Danny e Denise, una coppia di freschi sposi in luna di miele, viene colpita da una tragedia; mentre è in spiaggia Danny viene aggredito da un uomo ricoperto di alghe e fango uscito dal mare, il quale gli vomita sangue addosso e in bocca.

sabato 18 maggio 2013

Frontiere e confini, dove tutto è possibile

I film horror durante gli anni ci hanno inculcato l'idea che esistono luoghi dove è più facile che avvengano efferati omicidi e crimini d'ogni sorta. I campeggi nei boschi, le case un po' tetre, gli ospedali psichiatrici abbandonati e le zone isolate o così dette "di confine". 
Questi luoghi attirano però orde di giovani in cerca di avventure o trasgressione. Consumo di droghe, sesso a buon mercato, fuga dalla legge e aspettative di libertà. L'attrattiva maggiore si trova nella possibilità di andare in una città di confine, dove non esistono leggi, o di espatriare verso il Messico e la libertà. Ciò che non si aspettano i protagonisti sono i maniaci psicopatici, i sadici serial killer e i mostri di varia natura. 

venerdì 17 maggio 2013

Chi ha paura dell'uomo nero?

L'uomo nero è una di quelle figure dell'immaginario collettivo e popolare tanto misterioso quanto concreto. In quanto uomo è qualcuno di reale ed esistente, l'aggettivo nero lo colloca invece in una dimensione più oscura e imperscrutabile. Chi sia realmente, da dove venga e cosa faccia resta un mistero che ognuno svela con la propria paura, perchè di concreto si sa solo che boogeyman si nasconde sotto ai letti, negli armadi a muro, nelle cantine, nelle soffitte e in ogni altro luogo angusto, buio e tetro. Ed è infatti proprio il buio e l'impossibilità di conoscere ciò che vi è nascosto al suo interno con i nostri sensi che scatena l'infantile e primordiale paura. Potremmo dire che l'uomo nero è la personificazione della paura stessa, un simbolico umanoide pronto ad agguantarci e trascinarci nel suo angolino buio. 
Ma è reale? 

Zombi Holocaust: dove lo splatter diventa ancora più splatter

Gli zombi ritornano in vita dopo la morte con una misteriosa fame di carne umana. I cannibali si nutrono di organi e carne umana. 
Di sicuro c'è un filo conduttore nelle due figure, che trova il suo punto d'incontro in un film prodotto da Fabrizio de Angelis e diretto da Marino Girolami nel 1979: "Zombi Holocaust"
Ancora una volta la mano italiana scrive e dirige una storia che si ambienta per metà a New York e per metà in una fantastica isola delle Molucche. Nulla di particolarmente rilevante e nuovo nella sceneggiatura, nei personaggi e nello stile rispetto ad altri cannibal movie che lo precedono e seguono. Abbiamo il solito giornalista intraprendente che vuole fare carriera (una donna in questo caso), la bella protagonista che non risparmia scene di nudo, un coraggioso e intuitivo detective e i personaggi di contorno che vengono dati in pasto ai cannibali. 
Nella misteriosa isola di Kito ha origine un culto sangunario, con sacrifici umani e riti che prevedono l'antropofagismo in onore del loro dio. 
In questo caso però i nostri protagonisti non incontrano il pericolo solamente nella tribù selvaggia di indigeni che vuole divorarli brutalmente, ma anche in misteriosi esseri dall'aspetto deforme che vagano sull'isola e sembrano spaventare anche gli stessi autoctoni.

venerdì 10 maggio 2013

Nightmare, quando un incubo può uccidere

Il primo capitolo della lunga ed immortale serie di Nightmare inizia nel 1984, ma non ha nulla a che vedere con gli horror comici di quegli anni e dei successivi. La storia e la regia sono opera di Wes Craven, che ha tirato fuori per questo film un personaggio destinato alla gloria dell'immortalità, sia negli episodi che negli anni successivi, fino ad arrivare ai giorni d'oggi fresco come una rosa e ancora carico del suo potere orrorifico. 
Che abbiate o meno visto tutti i film di cui è protagonista, di certo conoscete il vecchio Freddy Krueger, dalla faccia ustionata e la mano con gli artigli. 
Questo simpatico signore, ex pedofilo, torturatore ed assassino di bambini, è stato bruciato vivo dai genitori in cerca di vendetta. Tuttavia ha trovato il modo di tornare e di mietere ancora vittime nei sogni degli adolescenti che vivono ad Elm Street

lunedì 6 maggio 2013

The Night Flier

Quando una storia è buona non ha importanza che sia stata realizzata nel 1977, fa paura comunque. 
E' il caso di "The night flier" (letteralmente "il volatore notturno"), film tratto da un racconto di Stephen King e magistralmente portato su grande schermo da Mark Pavia
Richard Dees, reporter senza scrupoli, 
freddo e interessato solo a finire in prima pagina, segue la scia di sangue lasciata da un pilota d'aereo che pare volare solo di notte. La storia si svolge per lo più tramite gli occhi del giornalista, portando lo spettatore ad inseguire questa figura misteriosa che dissangua le proprie vittime lasciandogli degli enormi buchi ai lati del collo. Il pilota si fa chiamare Dwight Renfield, chiaro riferimento al Renfield del romanzo di Bram Stoker. Tuttavia con il conte Dracula non ha nulla a che fare, se non il fatto che si nutra di sangue umano. 
Il finale del film è tutto da gustare, perfetto coronamento di una storia classica ma decisamente originale. 

sabato 4 maggio 2013

I palloncini galleggiano, e anche tu galleggerai...

"I palloncini galleggiano (o "volano" se vogliamo tener conto di una traduzione più letterale), e anche tu galleggerai...".
Con questa frase, una forse delle più strane ed inquietanti della cinematografia horror, il noto Pagliaccio IT, tira un piccolo, allegro e ingenuo Georgie giù nelle fogne, strappandogli letteralmente il braccio. 
La scena bellissima, e apparentemente tranquilla, della barchetta che scende il rivolo d'acqua al bordo della strada, inseguita dal piccolo, è il preludio a qualcosa di terribile che sta per avvenire, che lo spettatore già prevede, ma non immagina. 
Seppure fate parte di quella giovanissima generazione che non ha visto la miniserie in tv negli anni '90, non potete non conoscere il celebre personaggio Pennywise, nei panni di un malefico pagliaccio che dà la caccia e mangia bambini. 

mercoledì 1 maggio 2013

The Evil Dead, ovvero La Casa

In attesa dell'uscita in Italia il 9 maggio de "La Casa" 2013, è bene dare una spulciatina al film originale del 1981. Quello che nasce come un film a basso costo, girato per lo più con "mezzi di fortuna" e con attori sconosciuti o amici del regista Sam Raimi, diventerà poi una trilogia piuttosto apprezzata soprattutto in Italia e spunto di un milione di altre case. 
La storia è ormai tra quelle che abbiamo visto e rivisto in ogni salsa, ma dobbiamo considerare che in questo splatter ci sono i fondamenti della casa infestata (e dei soliti cinque idioti che preferiscono passare un week end sperduti nel bosco piuttosto che in giro per locali o ad una festa).
Qui compare come oggetto scatenante del male e liberatore dei demoni niente poco di meno che il Necronomicon, la migliore invenzione letteraria dello scrittore Lovecraft, ma null'altro che tale.